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Test funzionali

I test del Prof. De Crescenzo

Valutazione dei dati del test: principianti ed atleti evoluti

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Un principiante ed un atleta evoluto faranno bene a valutare i dati ottenuti dal test in modo diverso.
Occorre premettere quale sia il diverso modo di reagire agli stimoli allenanti nei due soggetti. Generalmente il principiante non utilizza quasi mai stimoli allenanti troppo bassi. La maggior parte delle sue sedute di allenamento, pur se condotte a bassa intensità, riescono comunque a stimolare l’organismo in modo più che sufficiente per produrre nuovi adattamenti. E’ per questo che la prudenza e la gradualità nell’aumento dei carichi vengono sempre raccomandate a chi pratica da poco la corsa di resistenza. Al contrario l’atleta evoluto conduce le sue sedute di allenamento, spesso anche ad intensità piuttosto elevata, con il solo intento di “mantenere” una condizione organica molto buona. Sembra un paradosso perché abbiamo sempre pensato in termini di attività di “mantenimento” con riferimento al principiante e attività di “miglioramento” della condizione organica con riferimento all’atleta evoluto. Se riflettiamo un po’, in realtà, il buon senso suggerisce che accade esattamente il contrario. Proprio perché è un principiante, chi comincia a svolgere i primi allenamenti offre al suo organismo stimoli che continuano a richiedere nuovi adattamenti. Ciò non può accadere anche all’atleta evoluto. Per definizione, l’atleta evoluto è già molto adattato e pertanto per creare stress significativi al suo organismo ha bisogno di svolgere allenamenti molto intensi.

E’ utopistico pensare che ogni allenamento dell’atleta evoluto crei nuovi adattamenti. Le sedute che creano nuovi adattamenti saranno un ristretto numero inserite in un contesto piuttosto fitto di sedute cosiddette di “mantenimento” della condizione. Inoltre, proprio perché di livello superiore, la condizione dell’atleta evoluto scade più velocemente di quella del principiante.

Detto questo, diamo altri “numeri” esemplificativi di due modi diversi di affrontare il test:
1) Un principiante potrà ottenere valori al test tipo 130-110. Sembrano valori poco elevati. E lo sono, soprattutto considerando che il principiante in genere parte da valori di frequenza cardiaca a riposo superiori a quelli normalmente riscontrabili nell’atleta evoluto. 130 su 110 vuol dire che si è corso ad un frequenza cardiaca massima probabilmente non superiore ai 150 battiti al minuto, inoltre vuol dire che già dopo un minuto la frequenza cardiaca stava scendendo in modo significativo perché 20 battiti di differenza fra il primo minuto ed il secondo non sono pochi. Si potrebbe quasi pensare che tali valori non siano indicativi di un allenamento che ha prodotto qualche adattamento. Invece, parlando di principianti, possiamo praticamente essere sicuri che anche a queste frequenze cardiache relativamente basse l’allenamento avrà prodotto i suoi effetti benefici.

2) Un atleta evoluto può ottenere valori al test tipo 165-150. Sono valori elevati. Inoltre la differenza di soli 15 battiti fra il primo minuto ed il secondo (pari al 9%) può far pensare a qualche difficoltà nel recupero. Probabilmente chi ha simili dati nel test ha corso a frequenze cardiache vicine ai 180 battiti al minuto. Ciò potrebbe far supporre intensità troppo elevate. Ma se stiamo valutando atleti evoluti dobbiamo considerare che questi tollerano molto meglio il “fuorigiri” ed inoltre riescono a stimolare l’organismo a nuovi adattamenti solo perseguendo notevoli intensità di corsa. Pertanto un test simile, che segna una situazione pericolosa e non opportuna per un principiante può indicare una situazione di normalità per un atleta molto allenato.

Al di la dei numeri, che vanno considerati a titolo esemplificativo e non in valore assoluto, ognuno deve saper valutare in base al suo livello di qualificazione sportiva a che livello di intensità sia opportuno eseguire il test, tenendo presente che se l’obiettivo è semplicemente di migliorare la condizione organica di base partendo da livelli piuttosto bassi qualsiasi intensità di corsa sarà quasi sicuramente idonea a produrre benefici, se invece l’obiettivo è migliorare i risultati agonistici partendo già da una condizione di livello superiore esisterà un “range” piuttosto ristretto di intensità (e purtroppo anche abbastanza vicino al…”fuorigiri”) che tornerà utile per fornire nuovi stimoli adattivi.

Pertanto il compito di selezionare la giusta andatura è un po’ più arduo per chi corre da molto tempo. Questi, conoscendosi meglio, ha più possibilità per valutare con precisione l’intensità corretta. D’altro canto deve muoversi nello stretto corridoio delimitato, da un lato dal rischio di correre troppo forte, stressando troppo l’organismo, dall’altro dal rischio di correre ad intensità troppo “consuete” che non hanno possibilità di produrre nuovi adattamenti. Buona corsa a tutti.

A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

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