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Test funzionali

I test del Prof. De Crescenzo

Quando è il momento di ritarare il test manuale di rilevazione manuale della frequenza cardiaca

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Dopo alcune volte che è stato eseguito il test, se la preparazione è stata condotta con un certo criterio ed ha portato ad un miglioramento della forma sportiva, ci si trova nella condizione di dover ritarare il test su altre andature per mantenerlo significativo e statisticamente interessante.

Facciamo un esempio: se un atleta ad inizio preparazione correva mezz’ora all’andatura di 12 km/h (5’00” x km) ed eseguiva il test senza grosso disagio su quell’andatura, probabilmente dopo alcuni mesi sarà in grado di correre la mezz’ora con lo stesso tipo di impegno ai 12,5 Km/h o ai 13 Km/h a seconda delle sue capacità di adattamento. A quel punto andare a testare continuamente la frequenza cardiaca sui 12 km/h non ha più molto significato in quanto rileva il comportamento del cuore su andature non più conformi ai criteri del test.

Facciamo un passo indietro sulla giusta intensità di corsa da scegliere per provare il test. Questa è definita “media”. Per intendersi media, una intensità di corsa protratta per una durata fra i 25 ed i 45’ quale è quella proposta nel test deve discostarsi sensibilmente sia dalla corsa in perfetto equilibrio che da quella alla massima intensità. Chiariamo un attimo questi due estremi per collocare meglio, idealmente, il concetto di “media intensità”. La corsa in perfetto equilibrio è quella che più di altri ha definito il celebre Van Aaken, chiamandola velocità di “steady state”. E’ una velocità alla quale si può anche parlare tranquillamente finchè si corre e un atleta ben allenato la può sostenere per molti, molti chilometri senza accusare grande fatica. Al contrario la corsa molto intensa, riferita ad un impegno della durata del test può essere quella che un atleta adotta in una gara di 5-10 km circa. Il test non va assolutamente condotto ad andatura di gara e pertanto tale velocità non ha nulla a che spartire con quella del test. Per dare dei numeri (che non è mai una bella cosa per un tecnico, ma a volte aiutano a risparmiare parole), diciamo che se un atleta corre la gara sui 10 km in 40’ (4’00” x km = 15 km/h) e quindi riesce a correre parlando tranquillamente attorno ai 5’ x km (12 km/h) la sua andatura “media” potrà essere situata fra i 4’20” ed i 4’40” x chilometro, cioè fra i 14 ed i 13 chilometri all’ora. A quell’andatura, l’atleta in questione non riesce a parlare molto agevolmente, ma è perfettamente padrone della corsa e se dovesse protrarla per un po’ più del previsto non avrebbe problemi di sorta. In breve, riesce a gestire agevolmente un test che gli consentirà di proseguire successivamente (anche il giorno dopo se si allena tutti i giorni) la sua normale preparazione senza accusare stati particolari di affaticamento.

A questo punto è chiaro che se un atleta che valeva 40’ come prestazione massimale sui 10km e svolgeva il test per esempio ai 13,5 km/h, nel momento in cui il suo ipotetico risultato di gara è sceso a circa 38’ sui 10 km non avrà più interesse a testare quanto avviene, a livello cardiaco, ad una andatura troppo distante dalla sua massimale e quindi dovrà mettersi a correre il test, per esempio, ai 14,5 km/ora per raccogliere dati significativi.

Ciò non toglie che man mano che si raccolgono i dati dei test questi si possano prestare anche ad altre considerazioni, come vedremo nel prossimo articolo.

A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

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