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Test funzionali

I test del Prof. De Crescenzo

Applicazioni del test di rilevazione manuale della frequenza cardiaca.

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Diciamo subito che il test, pur presentando delle correlazioni dirette piuttosto significative con una possibile prestazione massimale sulla gara dei 10.000 metri, ha scarse possibilità di essere predittivo con sufficiente precisione sul risultato cronometrico della gara.

Il test misura essenzialmente gli adattamenti della frequenza cardiaca che si verificano nel normale processo di allenamento e con particolare riguardo ad impegni di tipo sub massimale. Una gara di 10.000 metri rappresenta un impegno di tipo massimale e pertanto si discosta nello specifico dal test in questione. Inoltre gli adattamenti cardiocircolatori sono solo una delle componenti che vanno ad influenzare il risultato cronometrico della gara.

Con riferimento ad impegni di media intensità, pertanto, si può dire che le informazioni che possiamo avere dal test sono di tre tipi:
1°) sul valore assoluto del primo minuto di rilevazione (10°-70° secondo);
2°) sul valore assoluto del secondo minuto di rilevazione (70°-130° secondo) e sulla differenza fra i due valori rilevati.

Quando gli adattamenti prodotti dall’allenamento sono piuttosto significativi variano tutti e tre questi parametri. In particolare i due valori assoluti, a parità di velocità di corsa di esecuzione del test, diminuiscono mentre il “differenziale” fra i due valori tende a salire (in percentuale). Ciò vuol dire che la differenza tra la frequenza cardiaca nel secondo minuto rispetto a quella del primo tende ad essere superiore man mano che si procede con l’allenamento.

Quando gli adattamenti prodotti dall’allenamento diventano di portata inferiore i valori ottenuti da test successivi cominciano a stabilizzarsi presentando scarti sempre minori fra una esecuzione e l’altra. In particolare si può arrivare ad ottenere dati non univoci nel segnalare il miglioramento. Per esempio è migliorato solo il valore del primo minuto, oppure solo quello del secondo, oppure, pur migliorando di poco entrambi i valori c’è stata una stabilizzazione del valore del differenziale che è già un primo indice di rallentamento della velocità dei progressi.

A grandi linee se è diminuito solo il valore relativo al primo minuto si può dire che è migliorata la capacità di correre a quell’andatura, riuscendo a svilupparla a frequenze cardiache inferiori. Non altrettanto si può dire del recupero, però se parimenti non è regredito anche il valore del secondo minuto. Se al contrario, pur rilevando uguali valori di frequuenza cardiaca nel primo minuto di conteggio si otterrà un valore più basso nel secondo minuto vuol dire che è migliorata la capacità organica di recupero. Teoricamente se un miglioramento del primo dato può essere associato anche ad un miglioramento della tecnica di corsa, un miglioramento riferito solo al secondo dato può farci presupporre ad un’evoluzione delle capacità organiche più che di quelle tecniche.

Quando miglioramenti successivi portano a valori degli ultimi test che si discostano notevolmente dai valori ottenuti nei primi test è giunto il momento di rivedere la velocità di esecuzione. A questo punto si presenteranno nuove situazioni di diversa interpretazione legate alla variabile più importante dell’esecuzione del test: l’intensità di corsa. Cosa succede quando ci si evolve verso intensità superiori è argomento del prossimo articolo.

A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

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