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La storia del pugilato

Una lunga tradizione di KO...

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Nel 1825 si svolse il primo incontro tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un'invasione di campo da parte della folla, la fuga dell'arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori. L'ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi.

Furono quindi scritte regole, per opera soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno: cominciavano infatti a porre l'attenzione sull'incolumità dei combattenti. Nacquero quindi 3 categorie di pesi (massimi, medi e leggeri), l'uso di guantoni, il tempo di pausa di un minuto tra una ripresa e l'altra, il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'altro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra.

Venivano insomma gettate le basi del moderno regolamento del pugilato... anche se il numero di riprese era ancora molto variabile (in genere erano "contrattate" direttamente dai contendenti) e gli incontri tendevano a terminare per KO (era facoltà dell'arbitro prolungare l'incontro sino a che non fosse manifesta l'inferiorità di uno dei due contendenti). Rimaneva quindi il concetto che il perdente era colui che soccombeva fisicamente all'avversario.

Bisognerà arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per vedere finalmente limitata la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali.

La limitazione della durata dell'incontro (oltre a provocare un drastico cambiamento nelle strategie di combattimento), impose la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti. Inoltre, per quanto riguarda il giudizio, mise in evidenza l'importanza di individuare criteri per la vittoria ai punti.

Nel frattempo il pugilato entrò a far parte degli sport olimpici, con la limitazione (tuttora valida) ai soli atleti dilettanti, lasciando i professionisti a disputare i titoli internazionali.

Nel corso degli anni successivi il regolamento è stato ancora modificato, per una maggiore tutela dei combattenti.

Negli anni Settanta si è poi assisto alla nascita di numerose associazioni ed enti pugilistici. In questo periodo anche a livello mondiale è cambiata la situazione con la nascita di altre associazioni, oltre a quella fino ad allora che aveva gestito e riconosciuto gli incontri e titoli internazionali, la WBC (World Boxing Council). La spaccatura in seno alla WBC e la nascita di altre associazioni mondiali, con propri titoli, ha complicato la situazione creando confusione tra gli appassionati di questo sport.

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