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Tecniche di allenamento

Le necessità del podista

La determinazione degli obiettivi

Le necessità basilari del podista | La determinazione degli obiettivi
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A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

Passiamo ai fortunati. I fortunati sono i dilettanti o i presunti tali. A tal proposito io darei una nuova definizione di dilettante dello sport. Il dilettante vero non è quello che non percepisce soldi grazie alla sua attività sportiva (molti esempi smentiscono tale vecchia concezione, sia in un senso che nell’altro. C’e chi non percepisce soldi ma si comporta come un professionista, c’è poi chi si allena come un vero dilettante, partecipa a tornei configurati come dilettantistici ma per perversioni particolari del mercato ci fa un sacco di soldi…) bensi quello che affronta l’attività con vero spirito dilettantistico ovvero all’insegna del motto che “l’importante è partecipare” e pertanto ogni obiettivo agonistico deve essere subordinato al mantenimento di un buon equilibrio psico-fisico se non addirittura a migliorarlo proprio grazie alla pratica sportiva. Pertanto sport inteso come fonte di salute e non come ambiente per metterla a rischio.

Il dilettante vero, quello che risponde a questa seconda definizione, può permettersi il lusso di selezionare gli obiettivi a suo piacimento. Non ha un mercato al quale obbedire, non ha una platea da soddisfare. Su questo secondo punto occorre essere più precisi. In realtà, a meno che non sia un eremita una seppur piccola platea da soddisfare ce l’ha, ma è lui ad informare questa platea, è lui ad ampliarla ed a renderla più o meno esigente a suo piacimento. Il vero dilettante non solo può autodeterminarsi gli obiettivi ma è anche in grado di modificare l’aspettativa di risultato che hanno le persone che lo circondano.

Detto questo si può affrontare quella splendida problematica che riguarda gli obiettivi sportivi razionali e fisiologicamente perseguibili che non è tratta solo da manuali di guru indiani ma anche da precise norme di cultura sportiva e fisiologia.

Il principio della supercompensazione, che ci da informazioni sulla correttezza dei carichi da somministrare in allenamento, in realtà può essere maneggiato senza timori solo dai veri dilettanti. Il principio della supercompensazione dice che mentre un carico di allenamento troppo blando non produce effetti o comunque ne produce di poco evidenti, un corretto carico da il massimo dell’utilità in termini di rendimento sportivo e produce il massimo degli adattamenti possibili per quel soggetto. Un carico superiore a questo è potenzialmente pericoloso, determina una situazione di stress dell’organismo dove lo stesso può reagire con una forte supercompensazione che crea nuovi adattamenti molto importanti ma può anche non riuscire in ciò creando uno stato di sovraffaticamento. I professionisti lavorano sempre ed esclusivamente su quest’ultimo tipo di carichi consci del fatto che in qualche modo il loro organismo ce la farà a reagire anche a carichi un po’ troppo elevati. Per loro l’eventualità di sbagliare carico di allenamento somministrandone uno troppo basso è una ipotesi da non perseguire perché si traduce in una perdita di tempo con un ritardo della forma sportiva assolutamente da evitare.

Il dilettante può giostrare in quello splendido spazio che sta fra il potenzialmente utile e l’ipoteticamente inutile conscio del fatto che se proprio sbaglia, al massimo raggiungerà risultati inferiori al previsto ma non minerà senz’altro la sua salute. Un dilettante che carica troppo per paura di non raggiungere il massimo rendimento non è psicologicamente un vero dilettante.

Queste premesse devon far capire quale sia l’atteggiamento consigliabile al dilettante in sede di programmazione degli obiettivi. Un obiettivo prudente è sempre vantaggioso in termini di benessere psico-fisico. Un obiettivo più azzardato avrà sicuramente maggiori possibilità di portare ad un risultato agonistico più significativo ma non faciliterà la pratica di un’attività davvero senza stress. Si dice che l’agonismo è stressante per definizione. Non ne sono d’accordo. A mio parere l’agonismo diventa stressante proprio nel momento in cui gli obiettivi agonistici non sono ben calibrati. Esiste un agonismo sano che fornisce stimoli positivi a livello psico-fisico ed è quello contenuto negli ambiti di un’attività razionalmente sostenibile.

Non tutti possono partecipare al campionato italiano di calcio di serie A. Nemmeno il signor Arrigo Sacchi che parrebbe averne i numeri. Ma tutti possono partecipare alla Maratona di New York, semprechè siano in grado di mettersi in testa il raggiungimento di una prestazione per loro possibile.

A cura del Prof. Claudio De Crescenzo, atleta e personal trainer

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