1. Soffro di disordini alimentari da molto tempo. La mia salute è in pericolo?
Sì. I danni a livello organico provocati dal digiuno forzato, dalle abbuffate, dal ricorso al vomito o ai lassativi sono molteplici. Perdita dei capelli, erosione dello smalto dentale, problemi gastrici, osteoporosi, squilibri ormonali sono solo alcuni degli effetti.
Anoressia e bulimia sono disagi psicologici che vanno curati anche per prevenire i problemi fisici.
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2. Si può guarire da soli dai disordini alimentari? E' una questione di volontà?
R: Se una persona si rompe un braccio raramente cercherà di curarsi da solo. Si rivolgerà allo specialista. Allo stesso modo, per i disagi della psiche è fondamentale ricorrere a terapeuti esperti ed aggiornati.
La sofferenza psichica è, talvolta, più devastante di quella fisica, anche perché spesso non viene riconosciuta come tale da chi ci sta vicino.
Chi soffre di anoressia, bulimia e disturbi dell'alimentazione prova una senso di colpa e vergogna per il proprio disagio e quindi fa molta fatica a chiedere l'aiuto di cui ha diritto.
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3. Anoressia e bulimia colpiscono solo le donne? Sono problematiche del mondo adolescenziale?
R: I disordini alimentari sono prevalentemente disagi femminili, ma non esclusivamente. Gli uomini che soffrono di anoressia e bulimia sono in aumento ed è necessario diffondere una corretta informazione in tal senso, per aiutare queste persone a legittimarsi nel chiedere aiuto. L'obesità, in particolare, riguarda uomini e donne nella stessa percentuale.
Si può affermare che l'adolescenza sia un periodo particolarmente critico per l'insorgenza di un disagio connesso all'alimentazione, ma le persone che si rivolgono all'ABA sono di tutte le fasce di età, anche oltre i 60 anni.
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4. Ho deciso di curarmi. Quanto costa?
R: Il percorso di cura consiste in una serie di colloqui iniziali al fine di stabilire, insieme al terapeuta, il trattamento più indicato, ovvero una psicoterapia di gruppo o individuale. Il lavoro dei professionisti specializzati, individuati dall'ABA, è costantemente verificato in riunioni di equipe e la loro preparazione annualmente aggiornata. L'Associazione controlla, inoltre, che le tariffe richieste siamo contenute e che a chiunque venga consentito l'accesso alla cura.
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5. Sento parlare di strutture di ricovero... E' necessario?
R: Il ricovero per il trattamento dei disordini alimentari non solo non è necessario, ma a volte è controproducente. Le strutture sanitarie che offrono un trattamento di ricovero si occupano quasi esclusivamente di correggere il comportamento alimentare, senza supportare la persona nella comprensione delle cause. Il cibo, mangiato o rifiutato, rappresenta una stampella di cui le persone sofferenti hanno bisogno anche per affrontare il proprio lavoro di ricostruzione della propria storia. La persona che soffre di anoressia, costretta ad alimentarsi, il più delle volte sviluppa un sintomo bulimico, che non è meno grave e sicuramente non è la soluzione.
I segnali del corpo, comunque, non vanno sottovalutati. Ecco perché la figura di riferimento esiste un medico di riferimento che valuta la necessità di analisi più approfondite.
La Comunità terapeutica La Vela, associata all'ABA è un luogo di trattamento residenziale importante per alcune paziente. Non rappresenta, tuttavia, la cura, bensì una parte del percorso di cura.
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6. Davvero si può guarire dai disordini alimentari?
Sì, attraverso un percorso di cura che miri ad aiutare il soggetto ad elaborare le cause della sua sofferenza, ripercorrendo le tappe della vita alla conquista della propria identità perduta. Non esistono facili ricette, non è magia quella che porta alla guarigione: è un cammino a volte faticoso ma che vale la pena. E' un investimento per la propria felicità.
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7. I familiari, i fidanzati e gli amici come possono aiutare una persona cara che soffre di disordini alimentari? E cosa non fare?
Per prima cosa non bisogna concentrare la propria attenzione sul cibo, sul corpo e sul peso. I disordini alimentari non sono una malattia dell'appetito, bensì una malattia dell'amore e della comunicazione. E' utile, quindi cercare di dare spazio alla parola, al dialogo e all'ascolto, non colpevolizzando e non sentendosi in colpa.
E' importante non negare il problema del proprio caro ed aiutarlo a capire che deve chiedere aiuto ed accettare che, anche tutto l'affetto possibile non può sostituire l'aiuto di uno specialista. |