Dietologia
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Disturbi dell'alimentazione

Gli altri DCA

Patologie indefinite destinate a sfociare in qualcos'altro

I disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati sono quei disturbi dell’alimentazione che non soddisfano i criteri di nessuno specifico disturbo della alimentazione.

Questi disturbi possono anticipare o far seguito ad una sindrome completa e si caratterizzano con problemi di tipo psicologico (depressione, tentativi di suicidio, disturbi somatoformi).

Poichè questi disturbi possono sfociare in una patologia definita, è bene, per poterne prevenire l’insorgere, individuare questi sintomi:
- quando una donna presenta tutti i sintomi dell’anoressia nervosa ma ha un ciclo regolare.
- quando ci sono tutti i sintomi dell’anoressia nervosa e nonostante la significativa perdita di peso il peso della persona non è inferiore alla norma.
- quando ci sono tutti i sintomi di bulimia nervosa ma sia le abbuffate che gli attacchi di vomito hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
- quando un soggetto di peso normale si provoca il vomito dopo aver mangiato piccole quantità di cibo.
- quantdo il soggetto mastica grandi quantità di cibo, ma non le ingerisce.
- quando c’è un disturbo da alimentazione incontrollata

Chi soffre di disturbi da alimentazione incontrollata in genere mangia in modo abbondante e ha una perdita di controllo durante l’abbuffata.

Di solito mangiano più rapidamente del normale, si sentono sazi ma non contenti, mangiano molto anche se non sono tanto affamati. Queste persone soffrono un certo disagio, anche psicologico, a causa de loro rapporto col cibo.

Quando viene diagnosticato uno di questi disturbi si interviene con un’adeguata terapia che in genere prevede psicoterapie individuali e/o di gruppo, terapie motivazionali, sostegno psicologico, dieta controllata ed equilibrata e là dove necessario anche somministrazione di farmaci.

Possiamo quindi dire che l’approccio corretto per la diagnosi e la cura di questi disturbi prevede innanzitutto una conoscenza diffusa dei sintomi e dei rischi delle malattie (sensibilizzazione e informazione riguardo al problema già in età scolare), successivamente la richiesta / offerta di aiuto: quando una persona accusa dei sintomi è bene non sottovalutarli. In ultimo c’è la terapia, che prima si inizia e maggiori possibilità di successo può avere.

Oggi ci si concentra molto sulla prima fase perché la conoscenza dei rischi è alla base della protezione da parte del soggetto. Nelle scuole vengono organizzati incontri per parlare agli adolescenti della loro età e delle difficoltà alle quali possono andare incontro, dando loro suggerimenti su come imparare a gestire il loro lato emotivo, come migliorare la propria autostima, come affrontare lo stress e anche come mangiare correttamente.

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