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Obesità

Obesità e infanzia

Troppe merendine e poco sport...

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Il 20% dei bambini italiani e' obeso o sovrappeso: un dato assolutamente allarmante che ha già indotto le stesse autorità a prendere seri provvedimenti, tra i quali un accordo con l’organo che controlla la tutela dei minori in tv, che si premura di selezionare per qualità e quantità gli spot sulle merendine onde evitare di incentivare abitudini alimentari sbagliate.

A Verona lo scorso aprile si è tenuto un convegno nazionale specificamente dedicato a questi problemi (“Dal bambino all’adulto: attualità nella nutrizione”), dove tra l’altro è emerso che la causa principale dell’obesità infantile è da ricondurre ad un’alimentazione sovracalorica e qualitativamente sbagliata, che mostra forti carenze di vitamine fondamentali (folati, vitamina E) e minor biodisponibilità di vitamina D.

Ma il problema non si circoscrive all’età infantile. L'obesità è caratterizzata da un incremento del tessuto adiposo, dato da un aumento numerico (iperplasia) e dimensionale (ipertrofia) delle cellule adipose, nel cui citoplasma aumenta il contenuto lipidico. L'iperplasia si ha nei primi anni di vita e nell'età dello sviluppo: in questi periodi della vita gli equilibri ormonali sono tali da imprimere alla velocità di crescita due grandi accelerazioni (picchi di crescita), soprattutto per quanto riguarda l'aspetto moltiplicativo delle cellule dell'organismo.

Al termine della pubertà si viene a determinare il numero di adipociti dell'età adulta, quantità che rimane all'incirca invariato per il resto della vita.

I bambini in eccesso di peso, soprattutto se figli di genitori obesi, hanno quindi oltre il 50% di probabilità di diventare obesi in età adulta.

Analizzati i comportamenti, le abitudini e gli squilibri alimentari dell'età evolutiva, si scopre che oggi i bambini prediligono alimenti standardizzati e manipolati, consumando pochi alimenti "tradizionali" e per niente vegetali e frutta.

Bombardati di spot pubblicitari e influenzati da modelli sociali sempre più orientati al consumismo fast food, infatti, i ragazzi sono ormai poco abituati a riconoscere e ad apprezzare le qualità organolettiche dei cibi, mentre attribuiscono all’atto alimentare la finalità di spezzare momenti di noia, tensione, emotività.

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