Chirurgia plastica
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Trattamenti non chirurgici

Anticellulite

Crioscultura: ghiaccio e corrente elettrica

La crioelettroforesi è una terapia innovativa tipicamente utilizzata per il trattamento della cellulite e che utilizza lo stesso principio della mesoterapia, ma ha una metodologia molto più dolce in quanto basata sul principio della "ipotermoterapia": per far penetrare il principio attivo sotto cute non si utilizzano aghi, ma un blocco di ghiaccio collegato ad una speciale apparecchiatura che genera corrente elettrica a basso voltaggio. Il manipolo così raffreddato contiene un cocktail di farmaci attivi per aggredire il pannicolo adiposo e dare tono ed elasticità ai tessuti.

La tecnica consiste nell’introdurre nei tessuti, a basse temperature, in modo mirato e profondo sostanze medicamentose idrosolubili, ancor meglio se ionizzabili, tramite una specifica apparecchiatura che ne consente la penetrazione e l’assorbimento a livelli profondi (6-8 cm) e in quantità (1-2 mg%) finora impensabili con le metodiche tradizionali, ma soprattutto con un impatto sistemico di entità molto ridotta (circa 0,04 mg %), al di sotto di ogni immaginabile aspettativa prima dell’avvento di questa rivoluzionaria innovazione tecnologica.

La genialità della scoperta sta nel mix terapeutico composto da freddo, farmaco e onde elettriche il cui sinergismo permette di ottenere risultati contro la cellulite e di altri inestetismi del corpo e del viso in modo rapido, indolore, senza iniezioni (e quindi senza una goccia di sangue) in poche sedute.

Questi motivi rendono la Crioelettroforesi di uso praticamente illimitato per le affezioni localizzate.

Questa terapia medica non ha controindicazioni particolari e si può applicare su tutte le zone del corpo colpite dalla cellulite e da iperplasia adiposa.

Inoltre si può praticare anche per due-tre volte a settimana con sedute di 15/20 minuti (un ciclo completo che va dalle cinque alle otto sedute), ed è possibile farla in tutte le stagioni dell'anno, compreso il periodo estivo.

Mentre nella ionoforesi convenzionale l’assorbimento transdermico della sostanza impiegata (una specialità farmaceutica oppure un galenico) avviene in minima parte, quindi con scarsa azione terapeutica, comportando la necessità di molte sedute nonché l’impiego di grandi quantità di farmaco e implicazioni a livello sistemico, con la Crioelettroforesi tutto ciò può essere evitato. Una speciale apparecchiatura, dopo il congelamento della soluzione impiegata, fa passare una corrente pulsata attraverso le zone di incipiente fusione, con trascinamento del farmaco che, in tali condizioni, penetra in profondità nella zona da curare. La frequenza deve essere rapportata al peso molecolare della sostanza da introdurre e alla profondità da raggiungere.

L’impiego del ghiaccio insieme alla corrente variabile consente infatti un notevole incremento nell’assorbimento del principio attivo, con conseguenti vantaggi sia per gli effetti curativi che per la riduzione nel numero delle sedute. La soluzione, congelata a temperatura tra –5 e 0 gradi Centigradi, veicola gli ioni del principio attivo; non incontrando nel loro percorso elettricamente guidato dall’esterno all’interno dell’organismo ostacoli o superfici che ne possano rallentare o bloccare il flusso, gli ioni raggiungono in alta concentrazione gli strati profondi sottofasciali.

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